Wolfenstein: Youngblood – Recensione

Wolfenstein: Youngblood – Recensione

7 Agosto 2019 0 Di Raffaele Fasano

Cosa fareste se vostro padre, un famoso soldato che combatte contro la tirannia sparisse? e se prima di farlo, vi avesse addestrato a combattere come lui per uccidere quanti più nemici possibili? Sicuramente indossereste le vostre tute speciali e lo andreste a cercare, no? Ed è quello che faranno le sorelle Jesse e Sophie, figlie di B.J. Blazkowicz

Storia nella storia

Come sempre accade nella saga, la storia di Wolfestein: Youngblood è ben raccontata. Il tutto è ambientato in una Parigi Alternativa degli anni 80, ancora sottoposta al controllo nazista. Le gemelle saranno coadiuvate nella loro crescita come combattenti da Abby, figlia brillante di Grace Walker che avevamo imparato a conoscere durante la storia di The New Colossus, e dovranno scoprire cosa sia successo al padre. Parliamo di crescita non a caso: nonostante siano state addestrate a combattere e a far fuori nazisti dal padre, le due gemelle sono ancora delle ragazzine ed in principio vivono questa avventura come se fosse un gioco, fino a quando non vomiteranno dopo aver fatto fuori il primo nemico.

Se stiamo insieme ci sarà un perchè

Novità assoluta nella serie è l’introduzione della modalità cooperativa. Infatti le due sorelle si muoveranno insieme sulle mappe di gioco e dovranno interagire per poter sbloccare alcuni passaggi, ponti o porte. Potremo scegliere se fare la campagna in solitaria (con una delle sorelle mosse dalla IA) od in compagnia, ospitando una partita o facendoci ospitare in una random. Il rischio di partecipare però alle campagne di un altro giocatore è quello di farci spoilerare dei punti di storia dove non saremo ancora arrivati. Meglio quindi sfruttare il buddy pass che ci permetterà di giocare con un amico anche se non è dotato del gioco. Altra novità del gioco è la verticalità dei livelli: infatti le gemelle saranno dotate di un doppio salto che ci permetterà di arrivare in punti altrimenti irraggiungibili, e scoprire così nuovi modi di affrontare le difficoltà del gioco, o ancora, passaggi segreti e item nascosti altrimenti non scopribili. Questo aggiunge un tocco nuovo ad un gameplay comunque mai arrugginito, che ci presenta una storia che dura all’incirca 10 ore, calcolando le side quest che dovremo affrontare per permettere alle nostre combattenti che vestono alla Da’at Yichud di afforntare le boss fight, che purtroppo si assomigliano fra loro.

Svastiche e Aquile

Seppur ambientato a Parigi, durante lo svolgersi della nostra storia non vedremo praticamente mai i monumenti maestosi che pur la caratterizzano. Le ambientazioni sono nello stile storico del gioco, al quale si aggiunge la già citata verticalità. Purtroppo gli anni 80 sono poco presenti, quindi quasi niente di quegli anni viene riportato negli stilemi grafici di Wolfenstein: Youngblood, se non per qualche item nascosto come audiocassette e poco altro. Il framerate è fisso, ed il colpo d’cchio è comunque buono. Unica pecca e un esagerato backtracking che ci costrignerà a ripercorrere molte volte gli stessi livelli, cosa che alla lunga potrebbe annoiare un pò. L’audio del gioco è ottimo, con un doppiaggio italiano all’altezza.

Hail!

Wolfenstein: Youngblood è uno spin-off ben riuscito. Soltanto il poco carisma delle due gemelle e qualche scelta stilistica e di backtracking spinto ne minano un pò la bellezza. Ma per il prezzo a cui viene proposto, ovvero 29,99 euro, val la pena acquistarlo e giocarlo, per approfondire ancor di più la storia della famiglia Blazkowicz.

  • Narrativa
  • Giocabilità
  • Grafica
  • Suono
  • Online
  • Personale
4.5