L’Ardente #2 – FaceApp: la nostra privacy è davvero in pericolo?

L’Ardente #2 – FaceApp: la nostra privacy è davvero in pericolo?

17 Luglio 2019 0 Di Raffaele Fasano

Lo ammetto, avrei voluto dedicare questo secondo capitolo dell’editoriale “L’ardente” a qualcosa che riguardasse ancora una volta la relazione stretta che c’è fra i videogame e le nostre emozioni, come fatto nel primo “numero“, ma dopo aver bazzicato un pò i social, mi son reso conto che andava fatta chiarezza su alcune questioni che in queste ore impazzano e rimbalzano fra gli utenti. Cominciamo

Faceapp

Come sappiamo, in questi giorni quasi tutti hanno postato sui vari social media una propria foto con i tratti somatici da “anziano”, creata dal software FaceApp, presente sia su Apple Store che su Google Play Store. Per poter fare questo “processo d’invecchiamento” l’app non può sicuramente utilizzare il processore di uno smartphone, in quanto se per i top ed i medio di gamma non dovrebbe essere un problema effettuare una elaborazione simile, per quanto riguarda i device di fascia bassa questo non sarebbe possibile. Quindi per rendere il tutto più democratico e accessibile , la foto viene caricata su Server Remoti (dove la foto a quanto pare viene poi conservata) e quindi elaborata e poi restituitaci con le modifiche che tutti abbiamo imparato a conoscere già due anni fa quando l’app divenne per la prima volta famosa grazie al supporto di molti influencer, che oggi come allora, ne lanciarono la moda.

E’ divertente come in queste ore, dopo aver visto il boom social di quest’app, molti siti si siano scatenati nella caccia alle streghe creando titoli ad effetto indicando come sia la fonte di tutti i pericoli per la privacy di chi la usa. Ma siamo certi sia proprio così?

Ad esempio, su di un famoso sito nazionale viene indicato che i server si trovino in Russia! Questo ovviamente ha scatenato dei begli afflussi di condivisioni dell’articolo, date le note notizie di cronaca italiana di questi giorni. Ma davvero la locazione di un server dovrebbe essere un problema? Anzi, se davvero la Russia Cattiva volesse usare i nostri dati, chessò, per creare documenti falsi da fornire agli agenti del fu KGB, dovrebbe essere così stupida da piazzarsi i server in casa e sopratutto renderlo di pubblico dominio?

Ma poi mi chiedo, come mai questi siti utilizzano (giustamente) le pubblicità mirate per autofinanziarsi, e poi ne denuncino le storture in termini di violazione della privacy? Magari richiedendoci, per leggere la notizia che annuncia che un app viola la nostra privacy, di disabilitare un ad-block che invece la protegge. Non vi sembra un pò strano?

Nel 2019 dobbiamo tutti essere consapevoli che dal momento in cui creiamo un account su qualsiasi motore di ricerca o social gratuito ci verrà sempre richiesto in cambio di condividere i nostri dati con loro. In questi giorni mi trovo fuori regione per motivi personali e magicamente mi compaiono pubblicità di aziende locali che altrimenti non mi sarebbero mai comparse. E lo stesso vale per le nostre ricerche sui famosi siti di ecommerce. Avete notato come cercando un prodotto su tali siti, su tutti gli altri che frequentate compariranno oggetti con caratteristiche similari?

Alla fine di tutto questo discorso che forse leggeranno in due o tre (perchè non ha titoli clickbait, in fondo) posso solo raccomandarvi di condividere il meno possibile sui social la vostra posizione, le vostre foto e sopratutto le foto di bambini o almeno fate in modo che non siano utilizzabili, perchè di quelle si, che ne potrebbero fare un uso becero.