Ghost Recon Breakpoint – Recensione

Ghost Recon Breakpoint – Recensione

24 Ottobre 2019 0 Di Raffaele Fasano

Presentazione

Successivamente a Ghost Recon Wildlands ecco arrivare GR Breakpoint. Un nuovo quasi stealth, quasi strategico, quasi Fps, quasi Rpg, openworld. Saremo il Ghost Nomad, dovremo riunire i brandelli del nostro battaglione per affrontare ex-commilitoni furiosi ed avanzati tecnologicamente. Avremo a disposizione una vasta isola da esplorare alla ricerca di armamenti migliori e di punti di tiro, perfetti per esaltare le nostre capacità. Nervi saldi e grilletto pronto faranno il resto, uniti a qualche gadget ed abilità interessanti. In solo o in co-op dovremo scontrarci con Frank(The Punisher aka Jon Bernthal)

Storia

Sull’isola di Auroa la Skell Technology ha sviluppato un avanzato sistema tecnologico per lo sviluppo e il supporto dell’umanità. Siamo davanti al mondo 2.0, una comunità autosufficiente che prospera grazie alla tecnologia e la scienza. Robot e droni ovunque fanno si che la vita sull’isola sia agiata e produttiva con il minimo sforzo. Ma chi non farebbe visita ad un “mondo” cosí? Soprattutto quando un’imbarcazione lambisce le acque territoriali dell’isola e sparisce. Ovviamente i Ghost andranno a dare un’occhiata. A capo della squadriglia c’è il nostro personaggio Nomad. Capo del battaglione, da quando una missione in Ukraina è andata storta ma grazie a lui le sorti si sono risollevate. Arrivati sulle coste di Auroa a bordo di elicotteri qualcosa li abbatte, qualcosa di diverso da un’arma convenzionale, quasi uno sciame. Iniziamo cosí, selezionato il livello di difficolta e alcune caratteristiche base per definire il nostro personaggio, recuperiamo le energie e curiamoci le ferite. Pistola in pugno, qualche benda nell’inventario e via alla scoperta dell’isola e del nostro battaglione disperso. La scelta di chi attaccare e di chi evitare è fondamentale, sopratutto nelle prime battute del gioco. L’ambientazione è curata, il fogliame e il sottobosco sono molto presenti. A volte anche un po’ troppo.

Presa confidenza con il sistema di controllo, da subito facile e responsivo, cerchiamo di capire cosa ci ha abbattuto e che fine hanno fatto i nostri compagni anche se prevediamo l’esito. La foresta e i bunker di un aeroporto abbandonato ci danno un’ottima copertura, eliminiamo qualche nemico, ci riforniamo di qualche medikit e incontriamo il primo elicottero abbattuto ma senza ricavarne più di tanto. Al secondo elicottero invece abbiamo modo di capire un po’ di più. Assisteremo ad una vera e propria esecuzione ma il boia è un ex-ghost Walker (un ben riconoscibile Jon Bernthal), rabbia e frustrazione saliranno in Nomad. Clichè nel clichè chissa chi avrà mai salvato la vita al nostro Nomad nel passato e ora invece ha sterminato i nostri compagni e quasi anche noi? Ma la voglia di imbracciare il fucile e sparare un bel proiettile non manca, la cinematica ci blocca e vedremo scomparire il nostro acerrimo nemico/amico su di un elicottero. Che la caccia vendicativa abbia inizio. Verremo a contatto con la popolazione di Auroa suddivisa in fazioni. Loro saranno la prima fonte di missioni secondarie. Oltre alla possibilità di eseguire ricerche per conto nostro, alla ricerca del loot migliore. Si aprirà anche la possibilità di effettuare missioni in team, il matchtmaking non ha rilevato particolari problematiche si decide se affrontare la storia principale o le missioni secondarie o l’esplorazione, purtroppo però non la specifica missione. Riusciremo a capire le vere intenzioni di questo gruppo paramilitare i LUPI comandati da Walker? Riusciremo a liberare Auroa?

Grafica, suono e Gameplay.

Il livello di difficoltà anche per chi ha già un minimo di esperienza deve essere impostato su alti valori, per ottenere uno stimolo corretto. I nemici non effettuano il respawn nel caso di nostra dipartita. Nozione da tenere bene a mente, ipoteticamente potremmo sopraffare qualunque battaglione, è solo una questione di tempo. Qui si apre un capitolo sull’esecuzione delle missioni e della IA. Sia che si segua la storia principale, sia che si inizi a grindare per il miglior equipaggiamento girovagando per l’isola, i concetti base sono sempre gli stessi. Vado, uccido, acquisisco prossimo obbiettivo e repeat. Se debbo scontrarmi con nemici più forti (degli allert ci indicano il livello di pericolosità) o ritorno in quella location con un miglior equipaggiamento oppure volo come una farfalla e pungo come un’ape, Muhammad Ali insegna. Sí, perché se elimino un paio di nemici e scappo, dopo poco gli altri, smettono di inseguirmi. Quindi ricomincio, logorando cosí le truppe lentamente. Ricordiamoci che noi respawniamo loro no. La IA cerca di darci qualche grattacapo ma purtroppo alla fine si limita a richiedere rinforzi quando è sotto attacco, e a far svolazzare qualche drone alla nostra ricerca. Se attacchiamo a testa alta un sito saremo colpiti da una forza imponente (soprattutto a livelli di difficolta alta) ma se punzecchiamo dalla distanza il tentativo di accerchiamento dei nemici sarà poco efficace. Ci provano ma è prevedibile già dalle prime ore di gioco. Se poi siamo riusciti a prendere delle granate la ricetta migliore è tirare una, e poco dopo un’altra. I nemici accorrono nel luogo della deflagrazione e cosi con la seconda facciamo piazza pulita. La possibilità di giocare in squadra con altri giocatori si sposa con questa filosofia. Magari se nella nostra squadra mettiamo un paio di cecchini ai lati, e un assaltatore come esca ne vedremo delle belle. Infatti potremo caratterizzare il nostro personaggio secondo quattro classi diverse, ognuna con delle peculiarità. Assalto, Tiratore, Pantera, Medico da campo. Se vogliamo stare in prima linea potremo scegliere Assalto. La sua tecnica speciale, Grinta, riduce il rinculo dell’arma e aumenta la resistenza ai danni. Il tiratore è per chi ama selezionare con cura i bersagli uno ad uno. La tecnica speciale, Spaccacorazza, rifornisce il caricatore di proiettili potenziati. Pantera per chi ama il gioco furtivo. La tecnica speciale, Fuga improvvisa, permette di sparire dopo il lancio di un fumogeno e, attraverso lo spray di occultamento, si diventa invisibili ai droni. Medico da campo, invece si spiega da se, è la classe di supporto. Il suo Drone curativo cura e rianima i compagni del team mentre il kit Medico rimuove gli infortuni e genera salute extra. Ovviamente ogni tipologia ha delle armi o degli oggetti specifici in linea con le proprie caratteristiche.

Assalto, Medico da campo, Pantera, Tiratore

Personalmente amo la possibilità di usare dei mezzi, credo diano respiro al gioco e tolgano l’eventuale monotonia. In Ghost Recon abbiamo moto, suv, blindati, elicotteri. Il loro controllo è divertente ma basico, sembra di fare una partita a Just Cause. Potremo pilotare anche i droni per un controllo aereo della zona. Gli attacchi con i droni combinati, presenti anche nel capitolo precedente, sono diventati dei consumabili, ottima scelta per non diventare strumento di distruzione di massa.Da Wildlands si è aggiunta la possibilità di sdraiarsi per mimetizzarsi e a volte la natura ci spinge a farlo anche se non è una nostra priorità. La visuale è in terza persona, quando si mira si passa alla prima. C’è il cambio spalla, cambio lato. Il personaggio può essere inquadrato leggermente da desta o da sinistra. Il problema sono le coperture che in terza persona permettono di vedere il nemico ma magari in prima no, perché l’oggetto davanti a noi ci appare coprendo la linea di fuoco.

In giro per la mappa troveremo i Bivacchi, dove potremo recuperare le energie, migliorare le nostre abilità e gestire il nostro inventario. In questo capitolo la ricerca degli armamenti migliori è entrata a farne parte con maggior presenza. La possibilità di usare la mappa in due modalità distinte ne va a braccetto. Infatti, potremo decidere di non avere gli obbiettivi marcati con il classico segnalino sulla mappa ma la possibilità di leggere gli indizi e trovare da noi la strada sulla mappa. Una soluzione mutuata da un capitolo di Assasin’s Creed che da un certo spessore. La ricerca del miglior equipaggiamento è interessante e non risulta esasperante.

Gli armamenti sono interessanti e il loro sound di un certo effetto, colonna sonora accennata, diciamo anche che non è un titolo che si presta per chissà quali ritmi musicali. Il controllo del personaggio e dei veicoli non è millimetrica, a volte qualche input lag genera un po’ di scattosità ma non abbiamo mail inveito control il pad per un colpo mal riuscito, è sempre stata “colpa” nostra.

La parte PVP è un pò di contorno, suddivisa in due modalità Eliminazione e Sabotaggio. La prima è un classico deathmatch a squadre con un elemento in più rappresentato dal progressivo restringimento dello scenario, mentre la seconda richiede di piazzare a turno un esplosivo e difendere la posizione per evitare che la squadra avversaria disinneschi l’ordigno. Possono essere sfruttate per ottenere con facilità qualche punto abilità da spendere per la progressione del personaggio, che rientra nell’ottica di un sistema condiviso.

Conclusioni

Il nuovo titolo della Ubisoft aveva generato in noi altissime aspettative, forse proprio questo fattore ci ha resi un po’ ipercritici. La ricerca del realismo che aveva spinto l’hype sul titolo si è rivelata un’arma a doppio taglio. Sicuramente è un titolo perfettibile come tutto nella vita. Certo qualche glitch di troppo va rimosso, personaggi a mezz’aria fuori dagli elicotteri, droni che rimangono sospesi dopo essere distrutti non avremmo voluto vederli. Ma guardando il contatore delle ore di gioco siamo rimasti impressionati dalle ore che abbiamo passato in compagnia di questo titolo, senza accorgercene. Questo a volte vale quanto se non più di un mero dato tecnico. Si i difetti ci sono, ci aspettavamo più realismo e la storia non è troppo nuova ma ci giochiamo e vogliamo ancora farlo. Perché in fin dei conti ci piacciono quei momenti in cui non dobbiamo per forza essere sotto pressione per raggiungere un obbiettivo e quella piccola sensazione di poter “spaccare tutto” è nel DNA di parecchi giocatori. La ripetitività delle missioni può essere molto smorzata variando attrezzature e i mezzi usati. L’open world abbastanza caratterizzato ci permette di esplorare la mappa con un certo interesse. Inoltre se alziamo il livello di difficoltà e usiamo la mappa come una vera e propria cartina, invece che come navigatore, avremo pane per i nostri denti. Se affrontiamo in solo le varie missioni il nostro ego avrà una gratificazione quando le finiremo ma se saremo stufi di far tutto da soli avremo sempre il matchmaking. Sia che ci uniremo ad amici che a perfetti sconosciuti potremo usare nuove tattiche. Certamente la collaborazione è fondamentale nel caso si voglia avventurarci in una lotta in stile commando. Quindi colpo in canna, vista aguzza e un minimo di tattica vi faranno godere appieno il gioco.

  • Storia
  • Grafica
  • Suono
  • Gameplay
  • Personale
3.4