Ancestors: The Humankind Odissey – Recensione

Ancestors: The Humankind Odissey – Recensione

15 Settembre 2019 0 Di Raffaele Fasano

L’evoluzione non è un gioco. Nei libri di scienze la selezione naturale viene descritta come un processo dove, alla fine, il più adatto sopravvive. Ma non è andata proprio così. Infatti ogni specie vivente per poter sopravvivere alle difficoltà della vita ha dovuto sacrificare molte, moltissime vite per poter imparare al meglio ogni trucco e segreto per evitare di morire e poter così dar vita ad una vera e propria progenie. Ancestors: The Humankind Odissey ci trascina brutalmente in quel mondo, facendoci toccare con mano le difficoltà dell’evoluzione.

La nostra video recensione

Storia

Ancestors: The Humankind Odissey non ha una vera e propria storia. Impersoneremo i panni di una vera e propria progenie di scimmie che dovrà imparare tutto, ma proprio tutto, per sopravvivere alla natura. All’inizio affronteremo un breve tutorial dove guideremo un cucciolo di scimmia all’interno di una foresta alla ricerca di un luogo dove nascondersi in attesa di essere salvato dopo che il proprio genitore è stato ucciso da un predatore. In questa fase del gioco impareremo ad utilizzare i nostri sensi per scoprire i nascondigli: olfatto, udito, vista, ci guideranno a nasconderci mentre il terrore col passare del tempo prenderà sempre più possesso di noi. Una volta trovato il nascondiglio più efficace, passeremo a guidare una scimmia adulta che avrà il compito di trovare il cucciolo e riportarlo alla base. Dopo aver completato questa fase che ci insegnerà anche ad arrampicarci, a sfruttare le liane per passare da un albero all’altro eccetera, prenderemo il pieno possesso del nostro personaggio. Ed è qui che cominciano i nostri veri guai. Infatti il tutorial non ci insegna nulla sul come far sopravvivere la nostra progenie. Sarà compito nostro guidarla alla ricerca di acqua limpida da bere, di frutta e foglie da mangiare e molto, molto altro. E per fare tutto questo avremo soltanto i nostri sensi e la nostra intelligenza, vera alleata del gioco, che ci servirà a fare tantissime cose e a sviluppare i nostri collegamenti neuronali che cresceranno via via che faremo nuove scoperte o che utilizzeremo i nostri sensi. Nel gioco non dovremo mai dare niente per scontato, la nostra progenie dovrà imparare tutto: dal bere l’acqua con le mani al rompere le noci di cocco con i sassi per berne il latte, ad usare alcune foglie curative quando veniamo feriti e tantissimo altro. Come nel mondo reale, ovviamente, saranno in agguato inoltre malattie, avvelenamenti e predatori. Le malattie le contrarremo stando troppo al freddo sotto la pioggia, o bevendo acqua stagnante o non curando le ferite infette. Gli avvelenamenti molte volte sono letali, e saranno legati ai funghi o ai frutti andati a male dei quali ci nutriremo. I predatori saranno sempre pronti ad ucciderci e dovremo evitare, almeno in principio, gli scontri con loro in quanto saremo totalmente inermi. Se cadremo da grandi altezze inoltre, ci romperemo le ossa ed i nostri movimenti saranno molto limitati.

Grafica, suono e gameplay.

Dal punto di vista grafico Ancestors: The Humankind Odissey raggiunge vette meravigliose per quanto riguarda le ambientazioni, i giochi di luce e l’animazione dell’acqua e della nostra progenie. L’apotesi grafica si raggiunge nei salti nel vuoto e quando riusciremo ad aggrapparci a qualcosa per non cadere in basso, l’animazione dello scivolamento mi ha fatto pensare ai tanti documentari che ho visto ed a come essa sia davvero simile alla realtà. I picchi più bassi invece sono raggiunti invece dall’animazione dei predatori: raffazonata e anacronistica, a volte mi ha ricordato nei movimenti i primi cartoni animati fatti in 3D, come la serie dei Transformers dove invece di diventare mezzi, i robot diventavano per l’appunto animali. Peccato perché abbassano il livello di un gioco che a volte con alcuni scorci raggiunge picchi davvero meravigliosi. Il comparto audio è di tutto rispetto, i suoni della natura ci immergono in un contesto che noi abitanti di città non riusciamo più a ricordare con delle musiche che sottolineano alcuni momenti senza essere mai troppo invasive co. Il gameplay è complesso e intricato. All’inizio dovremo sacrificare un paio di progenie fino all’estinzione per poter capire davvero come funziona il gioco. Utilizzare i sensi per scoprire nuove cose è molto divertente e svilupperà contemporaneamente i nostri collegamenti neuronali, peccato che in caso di perdita della stirppe  dovremo ricominciare tutto da capo e passaremo metà del tempo a rimappare elementi che in realtà sappiamo già benissimo come utilizzare.

Evoluzione

Ancestors: The Humankind Odissey è un gioco riuscito per l’85% . Se vi piacciono i Survival questo titolo farà sicuramente al caso vostro. Se invece preferite meccaniche di gioco più semplici e che non debbano costringervi più di tanto ad usare i vostri neuroni bhe, vi consigliamo di emigrare verso altri lidi.

  • Storia
  • Grafica
  • Suono
  • Gameplay
  • Personale
4