Age of Wonders: Planetfall – Recensione

Age of Wonders: Planetfall – Recensione

7 Settembre 2019 0 Di Raffaele Fasano

Metterci cinque anni per produrre un gioco e trasformarlo da saga fantasy ad un futuro remoto fatto di pianeti da scoprire e galassie sconosciute è proprio nelle corde dei ragazzi di Triumph Studios. Age Of Wonders: Planetfall rientra a pieno titolo nella saga 4X che ha fatto le fortune dello studio di produzione. Durante gli anni, ben 5, intercorsi fra l’uscita del precedente capitolo e questo sono successe un po’ di cose, come la joint-venture fra Triumph Studios e Paradox Interactive, quest’ultima grande maestra ed esperta del genere strategico che con il suo Stellaris è stato sicuramente fonte d’ispirazione per il titolo che vi stiamo raccontando, nel bene e nel male.

Abbandonare il mondo dei nani, degli elfi e dei globin non deve esser stato semplice per gli sviluppatori, ma per fortuna dal punto di vista della storia il gioco non ne ha risentito molto. Essa per fortuna, non ricalca i soliti triti e ritriti argomenti come il primo contatto o quello della ricerca del pianeta perfetto dove l’umanità possa sopravvivere. Il gioco infatti si svolge in una ambientazione post-rovina di una grande Unione Stellare, ed il nostro compito principale è recuperare quella storia, quelle risorse e, nel possibile, quelle città e abitanti che si sono nel tempo scollegati dall’unione, creando civiltà parallele con le quali dovremo allearci o scontrarci a seconda delle scelte diplomatiche che faremo, oltre ad affrontare esseri alieni che, liberi dalla sottomissione dell’uomo, hanno potuto prosperare e diffondersi per i pianeti che esploreremo.

Questa è la base sulla quale si posa tutto lo storytelling del gioco e della sua campagna, anzi campagne, principali. Esse sono divise in poche missioni concentrate su alcune razze che raccontano le storie che collegano il passato ed il futuro. Ma non aspettatevi colpi di scena in corso d’opera perché non ce ne saranno. Questo non rende tuttavia la storia meno interessante. I filmati sono pochini e le battute abbastanza anonime, ma è già oltre quanto ci si possa aspettare da un gioco di questo genere.

La campagna single player è solo il primo passo di un lungo percorso, il quale offre punti molto interessanti come quello della sezione libera, dove il gioco offre il meglio di se dando una profondità di personalizzazione molto ampia che va dalla conformazione del terreno ai nemici che potrebbero popolare il territorio e molto altro ancora.

Purtroppo tutto il gioco soffre di un anacronismo dettato dal legame che questi doveva avere, per forza di cose, con i suoi predecessori. Alcune scelte di gameplay non rispecchiano più gli standard raggiungi da altri titoli del genere. Un aggiornamento sostanziale l’ha ricevuto la fase diplomatica, dove per fortuna la scelta non è più circoscritta al “alleati” o “combatti” ma ad uno schema più ampio fatto di piccole missioni che ci permetteranno di stringere legami con gli abitanti del territorio e offrirci vari spunti di gioco. La fase dei combattimenti ci offre un terreno più modellabile grazie alle barriere artificiali e naturali completamente distruttibili, o alle trincee che potremo creare facendo esplodere dei barili particolari. La parte restante del gioco è fatta esattamente come i precedenti, con una sezione dedicata all’esplorazione, alla conquista e alla distruzione.

Sicuramente un buon re-inizio per questa saga, sperando di non dover aspettare altri 5 anni per vederne il seguito!

  • Storia
  • Grafica
  • Suono
  • Gameplay
  • Online
  • Personale
3.5